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    Lunghezze d'onda: redshift

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    Lunghezze d'onda: redshift

    Messaggio Da Ken-Scienza il Ven Set 04, 2009 1:57 pm

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    In astronomia e cosmologia, la Legge di Hubble, scoperta da Edwin Hubble nel 1929, afferma che esiste una relazione lineare tra il redshift (termine anglo-sassone per designare lo "spostamento verso il rosso") della luce emessa dalle galassie
    e la loro distanza: tanto maggiore è la distanza della galassia e tanto
    maggiore sarà il suo redshift. In forma matematica la legge di Hubble
    può essere espressa come
    z = H0 D/c
    dove z è il redshift misurato della galassia, D è la sua distanza, c è la velocità della luce e H0 è la costante di Hubble, il cui valore attualmente noto è di 74 km/s per Megaparsec con un margine d'errore del 4,3%.[1]
    La legge empirica di Hubble è un'importante conferma osservativa della soluzione delle equazioni di Albert Einstein che si ottiene ipotizzando un universo omogeneo isotropo ed in espansione; sotto queste ipotesi Georges Lemaître aveva dedotto nel 1927 per via teorica una legge, strettamente lineare, che afferma che la velocità di recessione v è direttamente proporzionale alla distanza D
    (tanto maggiore è la distanza tra due galassie e tanto più alta è la
    loro velocità di allontanamento reciproco), esprimibile matematicamente
    con:
    v = H D
    Questa relazione teorica coincide con la precedente legge empirica
    qualora il redshift z sia direttamente proporzionale alla velocità di
    recessione v, cioè z=v/c. Il legame tra v e z è lineare solamente per z
    molto più piccolo di 1 (quindi vale senza dubbio per i redshift molto bassi osservati ai tempi di Hubble ed Humason), mentre per z maggiori dipende dal particolare modello di universo in espansione scelto.

    In parole povere più è lontano un corpo celeste e più le sue lunghezze d'onda saranno lunghe e rifletteranno radiazioni di colore rosso.

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