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Markarian 501

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Markarian 501

Messaggio Da Ken-Scienza il Gio Set 17, 2009 9:43 pm

L’esperimento in corso nel “tubo” sotterraneo di 27 Km al confine
tra la Francia e la Svizzera ha scatenato gli immancabili terroristi
culturali sulla concreta possibilità che l’enorme acceleratore di
particelle (LHC - Large Hadron Collider) finirà con il creare un buco
nero in grado di ingoiare letteralmente il Pianeta Terra. Molti si sono
spaventati e hanno protestato per fermare il marchingegno capace di
ricreare le condizioni del Big Bang. Staremo a vedere. Intanto,
riportiamo una notizia relativa al “Markarian 501” osservato dai
radiotelescopi terrestri.
E’ un buco nero gigantesco - un miliardo di masse solari - il motore
che produce il getto di materia ed energia di “Markarian 501”, nucleo
galattico attivo (AGN - Active Galactic Nucleus) distante circa 500
milioni di anni luce da noi. Un gruppo di ricercatori guidati da
astronomi dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha realizzato
la più dettagliata mappa mai ottenuta del getto, che è stato osservato
dalle regioni prossime al buco nero fino a distanze 5 volte maggiori di
quanto noto prima. Informazioni preziose quelle ottenute, che
permetteranno agli astrofisici di comprendere in maggior dettaglio i
processi che generano l’enorme quantità di energia prodotta dal buco
nero e come poi questa si diffonda nello spazio.
“Per la prima volta siamo stati in grado di studiare la struttura
del getto di Markarian 501 su scale di distanze dal buco nero che lo
genera che vanno da meno di un anno luce fino ad alcune migliaia”: ha
detto Marcello Giroletti, dell’Inaf-Istituto di Radioastronomia di
Bologna. Ed ha aggiunto: “Questo risultato è stato raggiunto grazie
all’utilizzo dei migliori radiotelescopi attualmente disponibili, uniti
tra di loro a formare un unico immenso strumento, esteso come la Terra,
grazie alla tecnica chiamata Very Long Baseline Interferometry (VLBI)”.
Per indagare questo oggetto celeste, scoperto nella fine degli anni
‘60 del secolo scorso e da sempre “sorvegliato speciale” dagli
astronomi per la sua peculiarità di emettere radiazione in un
intervallo amplissimo di frequenze, che vanno dalle onde radio fino ai
raggi gamma, il team di ricercatori ha davvero potuto contare sulla
migliore strumentazione al mondo per la radioastronomia. Il grande
livello di dettaglio necessario per studiare “Markarian 501” su scale
dell’ordine dell’anno luce è stato ottenuto grazie alle osservazioni ad
altissima frequenza, 86 GHz, del Global Millimeter VLBI Array, mentre
le regioni del getto più distanti dal buco nero sono state osservate
con l’High Sensitivity Array, che comprende i più grandi radiotelescopi
del mondo, tra cui quello di Arecibo a Puerto Rico e il Very Large
Array negli USA. Queste osservazioni hanno prodotto una mole enorme di
dati che ha richiesto un lungo e complesso lavoro di analisi.
I risultati mostrano che il getto di materia si allontana dal buco
nero centrale con velocità elevatissima - solo 2 millesimi di volte
inferiore a quella della luce - e possiede una struttura tutt’altro che
semplice. Le regioni prossime alla superficie del getto si muovono
infatti con velocità inferiore rispetto a quelle più interne: un chiaro
indizio che la formazione di questo getto di materia coinvolge non solo
il buco nero centrale ma anche le regioni di spazio ad esso
circostanti. Velocità così elevate potrebbero inoltre essere legate
alla presenza di intensi campi magnetici.
Giroletti ha concluso: “Siamo davvero arrivati a studiare una
regione dello Spazio molto vicina ad un buco nero supermassiccio. E le
prospettive future in questo settore della ricerca astrofisica sono
assai promettenti. Con l’entrata in funzione dei radiotelescopi di
nuova generazione come Alma in Cile e del Sardinia Radio Telescope, il
grande radiotelescopio dell’INAF in costruzione vicino Cagliari, avremo
infatti la possibilità di spingerci ancora oltre”.
FONTE
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