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Il multiverso

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Il multiverso

Messaggio Da Ken-Scienza il Sab Set 19, 2009 2:45 pm


Per addentrarci nel nostro viaggio, è essenziale partire per un attimo dal Principio di
ogni Cosa
, ossia dal momento in cui il Tutto era nel Tutto, raccolto in Se Stesso e non diviso
in parti. Parliamo, quindi, di una Unità, che chiameremo Singolarità o
Holone Primario, che si manifesta in quello che noi oggi chiamiamo "il Creato",
ossia l'Universo.





La fisica moderna, fra le tante teorie sull'origine dell'Universo, accredita quale più rispondente alla
realtà, la teoria detta del Big Bang. Essa prevede che l'intero Universo sia scaturito da una
grande esplosione generata da un'unica Scintilla di Energia in rapida espansione che ha
originato tutto quello che conosciamo (circa il 9%) e quello che non conosciamo (circa il 91%),
ma di cui si è certi dell'esistenza (Materia Oscura ed Energia Oscura). Praticamente, da questa
Singolarità Iniziale si è generato lo Spazio, il Tempo, la Materia e tutte le altre cose
di cui non abbiamo esperienza, ossia conoscenza, come le altre Dimensioni. Cosa c'era prima del Big Bang non è
al momento dato di sapere, se non che la materia non esisteva. Quindi, tutti gli oggetti che noi
oggi conosciamo, sia naturali che artificiali non esistevano, quindi non c'erano gli atomi e neanche i
quark di cui quest'ultimi sono composti. Possiamo immaginare che esisteva il Nulla, un qualcosa
di indifferenziato e immateriale di cui è difficile fornire una rappresentazione mentale,
concettuale, che comunque è diverso dal vuoto come noi lo definiamo.





Viene da chiedersi: come si è giunti a delineare tale teoria? Gli scienziati sono partiti
dall'osservazione delle Stelle, delle Galassie, del Cosmo in generale. Da tale osservazione è
emerso che tutti i corpi celesti e quindi il Cosmo, sono in espansione, anche se nell'osservazione
ad occhio nudo delle Stelle, non si ha tale percezione; anzi, ci sembra che le Stelle nel "cielo"
sono immutabili nelle posizioni e distanze e che il loro ruotare è un effetto della rotazione terrestre.





Si deve all'astronomo Edwin Hubble, nel 1929, la scoperta di tale fenomeno di espansione. Infatti,
conducendo l'analisi spettrale della luce di alcune Galassie, si accorse che certe linee dello spettro
luminoso anziché trovarsi nella loro posizione, risultavano spostate verso il "rosso". Detto fenomeno
venne denominato "Redshift", ossia "deriva verso il Rosso", dovuto all'effetto Doppler della luce.

L'effetto Doppler è il cambiamento apparente di frequenza che un osservatore percepisce osservando
una sorgente qualsiasi che emette degli impulsi ciclici, come le onde elettromagnetiche, mentre entrambe
o uno dei due sono in movimento. Esempio: immaginiamo di osservare un bambino che ci invia una palla
ogni secondo. Ora, se il bambino (sorgente) si allontana da noi (osservatore) mantenendo costante la
frequenza dell'invio delle palle, avremo la sensazione che le palle ci arrivino con una frequenza minore,
mentre in realtà la "sorgente" emette le palle alla stessa frequenza; analogamente, se la sorgente si
avvicina, avremo la sensazione che aumenti tale frequenza. Ciò è dovuto alla variazione dello
spazio che separa la sorgente dall'osservatore. Se "sorgente" ed "osservatore" si avvicinano, avremo la
percezione apparente che la "frequenza" aumenti, se si allontanano, invece, la percezione sarà
di diminuzione della frequenza.




Rapportando tutto ciò all'osservazione effettuata da Hubble, egli vide che lo spettro ottenuto
nell'osservazione della luce di alcune Galassie comparata con quella ottenuta dall'osservazione del
Sole, risultava spostata verso il rosso, come è visibile nell'immagine, deducendo che la maggior parte
di esse risultano in allontanamento rispetto a noi. Questo è spiegabile perché la velocità
della luce è una costante (circa 300.000 Km/sec.), quindi impiega più tempo se aumenta la distanza che
separa la sorgente dall'osservatore. Quindi, se nell'osservazione delle galassie si riscontra il fenomeno
del "Redshift", l'unica spiegazione a tale effetto è che queste si stanno allontanando fra di loro
a grande velocità, per cui ne deriva che l'Universo è in Espansione. Analogamente, esiste
il fenomeno del "Blueshift", ossia "deriva verso il Blue", che si ha quando sorgente ed osservatore
si avvicinano.





Nell'osservazione di alcuni "Redshift" si è visto che le velocità di alcune Galassie sono quasi
prossime a quella della luce. Da ciò nasce spontanea un'altra domanda, ossia da dove questi
corpi celesti prendano l'energia necessaria a raggiungere velocità così elevate?




In realtà, si è visto che le galassie non hanno bisogno di alcuna energia per espandersi
perché tale espansione è dovuta alla creazione di "Nuovo Spazio", poiché
è lo Spazio che si espande. Infatti, per una distanza di un Anno Luce (pari a 300.000 Km x 60
sec x 60 min x 24 h x 365 g = 9.460.800.000.000 Km), si creano 15 mm (millimetri) di Nuovo Spazio ogni
secondo, che in un anno sono 473.040 metri. Quindi, é la creazione di "Nuovo Spazio" che fa
allontanare le Galassie fra di loro e ci porta a credere, a prima vista, che queste siano in movimento.
Questo spiega anche il fatto che le Galassie più lontane danno la sensazione che "fuggano" da
noi ad una velocità maggiore, quasi prossima alla velocità della luce. Infatti, se prendiamo in
considerazione due galassie, una vicina: Andromeda (nella foto) a 2,36 milioni di Anni Luce, e una un
po' più lontana: Virgo A a circa 52 milioni di Anni Luce, per la prima ogni secondo si
produrranno 35.400.000 mm di Nuovo Spazio, pari a 35,4 Km, mentre per la seconda si produrranno,
sempre per ogni secondo, 780.000.000 di mm, pari a 780 Km, di Nuovo Spazio.






Per comprendere questo fenomeno, basti pensare a un palloncino, sulla cui superficie disegniamo dei punti.
Ebbene, più gonfiamo il palloncino, più aumenterà la distanza fra i vari punti, ossia creando Nuovo
Spazio aumenta la distanza fra gli oggetti disegnati.




Come dicevamo prima, se l'Universo si espande, tale processo deve essere stato generato da qualcosa.
Così i fisici hanno pensato che per comprendere cosa aveva originato ciò, bisognava
"riavvolgere" tale processo, come quando mandiamo indietro un filmato in una moviola. Così facendo,
non solo le galassie tenderanno inizialmente ad avvicinarsi, ma successivamente anche a fondersi,
fino a che tutto l'Universo si troverà concentrato in una specie di "punto", l'Holone Primario.
I fisici chiamano questo "punto": La Singolarità Iniziale, cioè quella "Cosa" dalla quale si è
originato la grande esplosione, detta appunto "Big Bang".




Nello studio di questa "Singolarità", i fisici sono riusciti a risalire, con elaborazioni
al computer e calcoli matematici, solo fino a qualche piccolissima frazione di secondo dopo l'esplosione.
Fino ad adesso non sono riusciti ad andare ancora più indietro, fino al punto "Zero"
propriamente detto, quindi a comprendere cosa fosse esattamente questa "Singolarità Iniziale"
che costituiva l'Universo. Di certo è che in quegli istanti iniziali non esistevano Materia,
Spazio e Tempo, nonché non esistevano le leggi della fisica che noi oggi conosciamo:
Gravità, Elettromagnetismo e le Forze di Interazione Debole e Forte; non esisteva la luce e
tanto altro ancora. Altra cosa certa è che nel primissimo istante di frazione di secondo,
la pressione e la temperatura raggiungevano valori inimmaginabili, contrariamente all'Universo che
conosciamo oggi che è freddo e manca di pressione.

FONTE
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