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Pianeti e Orione.

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Pianeti e Orione.

Messaggio Da Ken-Scienza il Mar Mar 29, 2011 3:16 pm


Molto difficile che una stella nasca isolata. Generalmente le stelle si accendono a grappoli, immerse in gigantesche nubi di gas e polveri e poi ognuna di esse prende la sua strada. La più nota tra queste fucine di stelle è indubbiamente la Nebulosa di Orione, tenuta accuratamente sotto controllo dagli astronomi perchè ci può indicare le condizioni nelle quali, quattro miliardi e mezzo di anni fa, si è formata anche la nostra stella. E con essa quella numerosa famiglia di oggetti planetari che costituisce il Sistema solare.
L'individuazione diretta proprio nella Nebulosa di Orione, grazie al telescopio Hubble, di numerosi dischi protoplanetari - i cosiddetti proplyds - ha da tempo ulteriormente contribuito a concentrare su questa fabbrica di stelle le attenzioni dei ricercatori. Uno studio nel dominio infrarosso che verrà pubblicato in agosto su Astrophysical Journal, però, rischia di raffreddare un po' gli animi di coloro che interpretavano la scoperta dei dischi di polveri intorno a numerose stelle quasi come una conferma che il meccanismo di costruzione planetaria fosse piuttosto comune. Lo studio è frutto di una serie di osservazioni alle lunghezze d'onda millimetriche effettuate con le antenne di CARMA (Combined Array for Research in Millimeter Astronomy), una rete di 15 radiotelescopi operante dal 2006. L'osservazione nell'infrarosso, infatti, è la strada migliore per riuscire a mettere in evidenza i dischi di polveri intorno alle giovani stelle destinati a generare nuovi sistemi planetari.
Joshua Eisner (UC Berkeley) e il suo team hanno effettuato una dettagliata survey delle stelle appartenenti alle regioni centrali della Nebulosa di Orione e hanno scoperto che solamente una su dieci delle oltre 250 stelle prese in considerazione presenta la tipica emissione a 1.3 millimetri che caratterizza i caldi dischi di polvere. Ancora in minor numero - meno dell'8 per cento degli astri osservati - le stelle il cui disco di polveri, secondo i modelli correnti, sarebbe in grado di portare alla formazione di pianeti di taglia gioviana. Stando a queste ricerche, dunque, le stelle come il nostro Sole avrebbero davvero una bassa probabilità di formare pianeti, e ancora più bassa sarebbe la probabilità di giungere alla formazione di pianeti grandi come Giove. Un risultato che sembra confermare quanto emerge dalle attuali ricerche di sistemi planetari e cioè che soltanto il 6% circa delle stelle osservate ospiterebbe pianeti di taglia gioviana o più grandi. I dati di CARMA relativi a Orione, inoltre, messi a confronto con precedenti ricerche sia su ammassi aperti più giovani che più vecchi, avrebbero confermato che esiste una sorta di andamento evolutivo nella massa media dei dischi di polvere, con gli ammassi più vecchi caratterizzati da dischi meno massicci, segno evidente che parte delle polveri già sono confluite in oggetti planetari.
Prima di giungere a conclusioni affrettate, però, sarà buona cosa chiarire - sia per la Nebulosa di Orione che per le altre fucine stellari - quale ruolo possa giocare l'intensa radiazione emessa dalle massicce stelle di classe OB, capace di distruggere per fotoevaporazione parte delle polveri lasciando in tal modo meno materiale a disposizione per formare i dischi.
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